L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI VILLAFRANCA TIRRENA

In collaborazione con la

PRO LOCO di Villafranca Tirrena

 

 

Casella di testo: Comune di Villafranca Tirrena
“Arti e mestieri di un tempo”
Aula Consiliare  
Venerdì 19 maggio 2006  ore 10,00
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Grazie alla collaborazione di numerosi cittadini, in particolare della frazione Calvaruso, di concerto con il Comune e la Pro Loco di Villafranca Tirrena, è stato realizzato un reportage filmato sulle arti e sui mestieri di un tempo che stanno ormai rischiando di scomparire per sempre. La tecnologia moderna, infatti, si sta sostituendo prepotentemente alla maestria e all’ingegno di personaggi che sono stati gli artefici della vitalità dei nostri borghi rurali.

Dallo schiocco “du zappuni  nella terra, ai rintocchi “du matteddu du scapparudal tornio a pedale du quartararu

o curtigghiu delle artiste del ricamo, alla banniata del pescivendolo, suoni e vita di un’epoca al tramonto che questa raccolta di fondi orali cerca di non far cadere nell’oblio.

 

 

Le Ricamatrici

 

 

L’uncinetto e, in qualche caso il Tombolo costituivano il negotium in otio” delle donne.

D’avanti l’uscio di casa, le donne si riunivano a lavorare l’uncinetto o al tombolo, chiacchierando e dialogando tra loro. Coperte, pizzi e merletti servivano per la dote delle figlie e nipoti; non di rado rappresentavano anche un introito aggiuntivo per la magra economia domestica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Terracotta

 

Un tempo, in diverse località della Sicilia, era molto diffusa la fabbricazione di utensili in terracotta destinati alla conservazione dell’acqua (quartare), particolarmente famose quelle di Lentini, -perché riescono a mantenere l’acqua a temperatura ottimale -, e di derrate alimentari (giarre o giare). Nelle nostre zone era famoso il mattone detto “pantofola” che serviva per costruire i forni per fare il pane.

 

 

 

 

 

 

Il Calzolaio

Il calzolaio realizzava scarpe; la parte più consistente del lavoro erano però le riparazioni. Questo perché farsi confezionare un paio di scarpe  costava molto. Oggi non è più così. Le scarpe si trovano sempre più a buon prezzo, e la figura del ciabattino è pressoché scomparsa. Generalmente i contadini non indossavano scarpe d’estate, riservandole per l’inverno. Si possedeva un solo paio di scarpe, dozzinali e resistenti, rinforzate nella suola e nei tacchi con i chiodini (simìci). Nelle famiglie - specialmente tra i figli che crescevano - con le scarpe avveniva una sorta di passaggio del testimone: il componente più grande le passava al più giovane. Quando i campagnoli dovevano recarsi in paese, facevano buona parte del tragitto scalzi, con le scarpe a penzoloni sulle spalle legate per i lacci, indossandole solo in prossimità del centro abitato. Era un metodo per limitare al minimo l’usura. La bottega del calzolaio era impregnata degli odori più strani, colla, pece, grasso, cromatina, ed era un luogo d’incontro per scambiare quattro chiacchiere col calzolaio che parlava senza mai distogliere lo sguardo dal suo lavoro

 

 

Il Pescatore

La professione del pescatore è tra i mestieri più antichi del mondo. Fino a circa trenta anni fa il mestiere del pescatore lo si tramandava da padre in figlio; oggi, anche se l’esperienza rimane un aspetto  fondamentale, non è più sufficiente. Il pescatore, così come il maricoltore, per svolgere efficacemente e proficuamente il proprio lavoro deve riassumere ed esplicitare competenze antiche e moderne, mantenendo un costante aggiornamento professionale sul versante tecnico, produttivo e commerciale.

 

 

 

 

I Canestrai

 

Tramandata da antiche origini agricole, è l’arte dell’intreccio dei vimini. Attività da sempre affiancata al lavoro dei campi è oggi moderatamente presente. Venivano  lavorate ceste, cestini, cannizze , panieri . Manufatti che oggi non hanno un grosso mercato, vista la scarsa vena commerciale degli artigiani locali, ma dal   sicuro valore artistico. La varietà delle forme e il sapiente e delicato modo di intrecciare i vimini, danno vita a un campionario di oggetti unici e inimitabili.

 

 

 

 

 

Il Contadino

Il contadino abitava in una casa vecchia perché era povero. La casa era piccola e all’ interno le pareti erano nere di fuliggine; c’erano uno o due mobili, pochi piatti,pochi vestiti;le stanze non erano tante: una sala cucina,un bagno e una camera abbastanza grande perché quasi tutti i contadini avevano tanti figli. Aveva tre o quattro campi da  coltivare .

 

 

 

 

 

"E intanto ride alla sua parca mensa
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.
Poi, quando intorno è spenta ogni altra face
E tutto l'altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s'affretta, e s'adopra,
Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba."

 

da il "Sabato del Villaggio"  Giacomo Leopardi

 

 

 

Assessorato ai BB.CC.AA. Di Villafranca Tirrena

 

- Vietata la riproduzione -