
L’AMMINISTRAZIONE
COMUNALE DI VILLAFRANCA TIRRENA
In collaborazione con la
PRO
LOCO di Villafranca Tirrena



Grazie alla collaborazione di numerosi
cittadini, in particolare della frazione Calvaruso, di concerto con il Comune e
Dallo schiocco “du zappuni” nella terra, ai
rintocchi “du matteddu
du scapparu” dal tornio
a pedale “du quartararu”
“o curtigghiu” delle artiste del ricamo, alla “banniata”
del pescivendolo, suoni e vita di un’epoca al tramonto che questa raccolta di
fondi orali cerca di non far cadere nell’oblio.

Le Ricamatrici
L’uncinetto e, in
qualche caso il Tombolo costituivano il “negotium in otio”
delle donne.
D’avanti l’uscio di casa, le donne si riunivano a lavorare l’uncinetto o al
tombolo, chiacchierando e dialogando tra loro. Coperte, pizzi e merletti
servivano per la dote delle figlie e
nipoti; non di rado rappresentavano anche un introito
aggiuntivo per la magra economia domestica.

Un tempo, in diverse località della Sicilia, era molto diffusa la fabbricazione di utensili in terracotta destinati
alla conservazione dell’acqua (quartare), particolarmente famose quelle di Lentini, -perché riescono a mantenere l’acqua a temperatura ottimale -,
e di derrate alimentari (giarre o giare). Nelle
nostre zone era famoso il mattone detto “pantofola” che serviva per costruire i
forni per fare il pane.
Il Calzolaio
Il calzolaio realizzava scarpe; la parte più consistente del lavoro erano però le riparazioni. Questo perché farsi confezionare
un paio di scarpe costava
molto. Oggi non è più così. Le scarpe si trovano sempre più a buon prezzo, e la
figura del ciabattino è pressoché scomparsa. Generalmente i contadini non
indossavano scarpe d’estate, riservandole per l’inverno. Si possedeva un solo
paio di scarpe, dozzinali e resistenti, rinforzate nella suola e nei tacchi con
i chiodini (simìci). Nelle famiglie - specialmente
tra i figli che crescevano - con le scarpe avveniva una sorta di passaggio del testimone: il componente più grande le passava
al più giovane. Quando i campagnoli dovevano recarsi
in paese, facevano buona parte del tragitto scalzi, con le scarpe a penzoloni
sulle spalle legate per i lacci, indossandole solo in prossimità del centro
abitato. Era un metodo per limitare al minimo l’usura. La bottega del calzolaio
era impregnata degli odori più strani, colla, pece, grasso,
cromatina, ed era un luogo d’incontro per scambiare quattro chiacchiere
col calzolaio che parlava senza mai distogliere lo sguardo dal suo lavoro
Il Pescatore

La professione del
pescatore è tra i mestieri più antichi del mondo. Fino a circa trenta anni fa
il mestiere del pescatore lo si tramandava da padre in
figlio; oggi, anche se l’esperienza rimane un aspetto fondamentale, non è più sufficiente. Il
pescatore, così come il maricoltore, per svolgere
efficacemente e proficuamente il proprio lavoro deve riassumere ed esplicitare
competenze antiche e moderne, mantenendo un costante aggiornamento
professionale sul versante tecnico, produttivo e commerciale.
I Canestrai

Tramandata da antiche origini agricole, è l’arte dell’intreccio dei vimini.
Attività da sempre affiancata al lavoro dei campi è oggi moderatamente
presente. Venivano
lavorate ceste, cestini, cannizze , panieri .
Manufatti che oggi non hanno un grosso mercato, vista la scarsa vena
commerciale degli artigiani locali, ma dal sicuro valore artistico. La varietà
delle forme e il sapiente e delicato modo di intrecciare i vimini, danno vita a un campionario di oggetti unici e inimitabili.
Il Contadino

Il contadino abitava
in una casa vecchia perché era povero. La casa era piccola e all’
interno le pareti erano nere di fuliggine; c’erano uno o due mobili,
pochi piatti,pochi vestiti;le stanze non erano tante: una sala cucina,un bagno
e una camera abbastanza grande perché quasi tutti i contadini avevano tanti
figli. Aveva tre o quattro campi da coltivare .
"E intanto
ride alla sua parca mensa
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo.
Poi, quando intorno è spenta ogni altra face
E tutto l'altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s'affretta, e s'adopra,
Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba."
da il "Sabato
del Villaggio" Giacomo
Leopardi
Assessorato
ai BB.CC.AA. Di Villafranca Tirrena
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